Giamaica
L'assassinio dei Sette di Braeton -
Un sistema giuridico sotto processo


Introduzione

Il 14 marzo 2001, poco prima dell'alba, alcuni ufficiali della polizia del Crime Managment Unit (CMU) e la Divisione Sud di St. Catherine si sono avvicinati ad una piccola abitazione al numero 1088 della Fifth Seal Way, a Braeton. Poco tempo dopo, sette giovani sono stati sparati a morte: Reagon Beckford, 15 anni, Lancebert Clark, 19, Christopher Grant, 17, Curtis Smith, 20, Andre Virgo, 20, Dane Reynaldo Whyte, 19, and Tamayo Wilson, 20 - ormai comunemente noti come "I sette di Braeton".
La loro morte è stato il seguito di un lungo elenco di uccisioni extragiudiziali di sospettati criminali operate da parte delle forze dell'ordine giamaicane, inclusi alcuni ufficiali della polizia, la Jamaican Constabulary Force (JCF).
Le uccisioni sono avvenute poco tempo dopo l'assassinio, da parte di criminali non identificati, del poliziotto Dwight Gibson e dell'ufficiale doganale in pensione Dannis Betton il 1° marzo 2001, e del direttore della scuola di Braeton Keith Morris il 13 marzo. In una dichiarazione fatta immediatamente dopo l'uccisione dei Sette di Braeton, un ufficiale di polizia ha affermato che i Sette erano gli autori di questi delitti.
Nell'aprile del 2001, Amnesty International ha presentato un importante rapporto che accusava i membri delle forze di polizia giamaicane di esecuzioni extragiudiziali e di violenze.(1) Il dossier ha documentato l'impunità con cui la polizia giamaicana ha compiuto delitti e torture, ed è stato accompagnato da una campagna mondiale per la protezione dei diritti umani in Giamaica.
Da allora, altre 280 persone circa - una media di 12 al mese - sono state uccise da ufficiali della polizia, molti di loro in circostanze poco chiare e discutibili. Nell'arco delle stesso periodo, Amnesty International non ha registrato alcuna condanna a carico di ufficiali di polizia in rapporto alle violazioni dei diritti umani, ed è solo al corrente di due processi finiti con due assoluzioni.

Anche se si sono fatti alcuni progressi verso la punibilità degli ufficiali di polizia responsabili - come l'incremento di personale all'interno della Commissione di Polizia per le Pubbliche Denunce (Police Public Complaints Authority) - la situazione dei diritti umani in Giamaica rimane molto grave.

Molte delle uccisioni compiute dalla polizia e da ufficiali militari operanti in supporto della polizia sono senza dubbio il risultato di un giustificato uso della forza. La Giamaica soffre di un alto livello di criminalità e le forze di polizia fronteggiano quotidianamente criminali armati, che spesso non gli lasciano alternative all'uso della forza letale per proteggere le loro stesse vite e la sicurezza pubblica. Tragicamente, membri della JCF continuano ad essere uccisi in servizio; 16 ufficiali sono stati assassinati nel 2002.

Tuttavia, negli ultimi anni, Amnesty International ha documentato numerosi casi in cui prove schiaccianti indicavano che gli assassinati erano stati vittime di esecuzioni extragiudiziali (2) - ovvero erano stati uccisi in violazione degli standard internazionali che proibiscono l'arbitraria deprivazione della vita altrui ed un eccessivo uso della forza letale.

Nonostante tale evidenza, le autorità giamaicane non sono state in grado di mettere sotto accusa le forze di polizia; gli ufficiali che dovrebbero far rispettare la legge possono uccidere impunemente. Praticamente non si conoscono processi a carico di ufficiali accusati di aver violato i diritti umani.
I casi di Michael Gayle e Patrik Genius - nei quali le autorità legali si sono rifiutate di eseguire arresti nonostante che un Pubblico Ministero avesse dimostrato che il personale della sicurezza era responsabile delle loro morti - rendono evidente che anche in casi di grande importanza le autorità si sono dimostrate riluttanti a giudicare e condannare i responsabili di violazioni di diritti umani.

Questo rapporto elenca nel dettaglio ed esamina le inadempienze investigative relative alle morti dei Sette di Braeton ed i fatti che rendono evidente che le loro uccisioni equivalgono a esecuzioni extragiudiziali. Questa evidenza dei fatti viene valutata usando gli standard internazionali relativi alla protezione dei diritti umani.
Il rapporto si è avvalso, nelle sue analisi, dell'esperienza di esperti nel settore delle sparatorie, della medicina legale, delle analisi balistiche, delle investigazioni anticrimine e delle patologie.

Il rapporto esamina la versione dei fatti fornita dalla polizia attraverso le loro dichiarazioni ai media, la Coroner Court e le dichiarazioni ai loro colleghi ufficiali responsabili delle indagini sulle sette morti.

Nel presentare queste informazioni alle autorità e al pubblico giamaicano, Amnesty International cerca di assicurare che l'evento venga adeguatamente investigato e che i responsabili ricevano le pene appropriate.

In un contesto più ampio, l'organizzazione vuole continuare la sua campagna per porre fine all'impunità di cui attualmente godono le forze dell'ordine responsabili di commettere violazioni dei diritti umani.

Conclusioni
Come descritto in dettaglio nell’introduzione di questo Rapporto, Amnesty International ha monitorato da vicino le indagini relative agli eventi del 14 Marzo 2001.

Avendo sottoposto le informazioni ottenute ad un’attenta analisi, inclusi esami da parte di esperti esterni specializzati in diversi campi, l’organizzazione può arrivare ad una sola conclusione. L’evidenza dimostra in maniera schiacciante che i sette giovani sono stati vittime di una esecuzione extragiudiziaria ad opera dell’Unità Speciale Anticrimine.

Numerose affermazioni della polizia che spiegano le morti dei sette sono semplicemente non credibili. Per esempio, stando a quello che ha affermato l’ispettore Vogel (pag. 20), è inconcepibile che Curtis Smith e Andre Virgo abbiano riportato delle ferite così numerose alla testa nel modo descritto dagli agenti. Altri fattori che mettono in dubbio la versione della polizia sono:

· Il fatto che a sei dei giovani sia stato sparato alla testa mentre gli agenti della polizia sostengono di aver aperto il fuoco su di loro al buio e senza bersagli precisi;

· Il fatto che a quattro dei giovani è stato sparato alla testa più volte, quando un solo colpo sarebbe bastato per farli cadere a terra;

· Il fatto che ci siano così pochi fori di pallottola nei muri della casa e non ci siano fori di pallottola nel muro dietro ai ragazzi, dove presumibilmente gli è stato sparato;

· Il fatto che la pallottola proveniente dalla pistola di Constable Bernard è stata ritrovata nel corpo di Curtis Smith mentre l’agente ha affermato in una sua dichiarazione di non aver sparato alcun colpo;

· Il fatto che la polizia affermi di essersi ritrovata sotto “fuoco pesante” mentre nella casa sono stati ritrovati solamente 11 bossoli;

A sinistra: il padre di Tamayo Wilson, Leonard Wilson, manifesta contro l’uccisione di suo figlio.

I genitori dei Sette giovani di Braeton e delle altre vittime della polizia aspettano che il governo jamaicano risponda degli sbagli commessi dalla commissione responsabile delle indagini sulle uccisioni da parte degli agenti di polizia.

Il Primo Ministro ed il Ministro per la Sicurezza Nazionale hanno detto ad Amnesty International che gli interventi e le procedure di indagine di presunte violazioni dei diritti umani sono adeguate, nonostante siano migliorabili.

Il Governo afferma inoltre che la DPP (Director of Public Prosecutions, ndt) e le corti sono indipendenti dal governo; che non ha alcun controllo su chi è sotto processo o condannato; che non si dovrebbero esercitare pressioni “politiche” sul sistema giudiziario e che perciò non può rispondere della mancanza di procedimenti giudiziari o di condanne degli agenti di sicurezza accusati di abuso dei diritti umani.

Amnesty International crede, e gli standard internazionali lo specificano, che l’indipendenza del sistema giudiziario è suprema e che è un dovere del governo che lo si osservi e lo si rispetti. Comunque il Governo ha assoluta responsabilità che i meccanismi e le procedure per portare di fronte alla giustizia quegli agenti di polizia responsabili di aver violato dei diritti umani siano significativi, trasparenti e soprattutto efficaci.

Questa responsabilità è stata riconosciuta dal Relatore Speciale dell’ONU sulle esecuzioni extragiudiziarie sommarie o arbitrarie il quale dichiara:

Nella maggior parte dei casi l’impunità è il risultato di un sistema giudiziario debole e inadeguato che è o riluttante o incapace di investigare e perseguire casi di violazione dei diritti umani, comprese le violazioni del diritto alla vita… il Relatore Speciale desidera enfatizzare che la responsabilità primaria di perseguire persone responsabili di abusi di diritti umani dipende dalle autorità nazionali (enfasi aggiunta, nda)”.(28)

L’abdicazione di responsabilità del governo per la carenza di processi portati a termine reclama la seguente domanda: se le più alte cariche elette dello stato non sono responsabili per la protezione dei diritti umani né per le forze di sicurezza, chi lo è?

In Jamaica, per portare in giudizio un agente di polizia accusato di abuso dei diritti umani occorrono degli anni. Casi in cui ci sono dei forti indizi di comportamento criminale da parte della polizia sono stati ritardati e qualche volta sembrano abbandonati. La quantità di tempo stessa crea dei problemi: i testimoni lasciano il paese oppure muoiono, la loro memoria svanisce, le prove sono perdute o danneggiate(29). Gli agenti di polizia raramente sono detenuti in attesa di giudizio e questo dà loro l’opportunità di sfuggire alla giustizia abbandonando il paese(30).

Amnesty International considera il caso dei Sette di Braeton come un barometro dell’impegno del Governo a controllare le forze di polizia. Fino ad oggi, è pietosa l’inefficienza delle autorità nel condurre le indagini in maniera adeguata e nel portare di fronte alla giustizia coloro che infrangono la legge in questo e in altri casi.

Ad aggravare la pesante mancanza di indagini adeguate è il fatto che coloro che erano coinvolti nell’uccisione dei Sette di Braeton hanno visto crescere la loro influenza. L’Unità Speciale Anticrimine, una squadra della polizia implicata in numerose presunte esecuzioni extragiudiziarie e in altre violazioni dei diritti umani, si è fortemente espansa; de facto, c’è stata una promozione per il suo leader, il Sovrintendente Reneto Adams che condusse l’Unità Speciale a Braeton(31).

Il 30 Aprile 2002, il Primo Ministro P. J. Patterson fece la seguente affermazione in Parlamento:

Abbiamo cominciato a gettare le basi per delle relazioni armoniose all’interno della comunità fondate sulla fiducia tra le persone e su efficienti e competenti forze di sicurezza. Tutto ciò includerà una nuova filosofia politica che sarà ancorata sul rispetto dei diritti umani di tutti i cittadini e creerà un rinnovato rispetto per la legge e per l’ordine.

Questa visione può diventare realtà solamente se le autorità ritengono le forze di sicurezza responsabili e queste ultime dimostrano di esserlo.

Sulla carta, i meccanismi di indagine sulle presunte esecuzioni extragiudiziarie da parte degli agenti di sicurezza sono adeguati. In realtà, il sistema è laborioso, inadeguato, insufficiente e ciò facilita lunghi ritardi. Questo processo così diluito consente alle autorità di riversare la responsabilità di fare giustizia ad altri. La volontà politica di avere indagini e processi vigorosi appare carente.

Nonostante le centinaia di uccisioni ad opera della polizia che avvengono ogni anno, il processo di un agente di polizia è un fatto eccezionale e la condanna un fatto ancora più raro. Secondo Amnesty International l’ultimo caso di agenti di polizia condannati davanti alla corte per un serio abuso dei diritti umani è stato nell’Ottobre 1999. Da allora ci sono stati solamente una manciata di processi di questo genere tutti conclusisi con delle assoluzioni(32).

Amnesty International teme che l’indagine inadeguata ed incompleta che è stata condotta sul caso dei Sette di Braeton sia uno di una lunga lista di errori commessi dalle autorità jamaicane le quali affermano che gli agenti di polizia sono pienamente investigati e, se necessario, processati per uccisioni illecite. Per molti anni il Governo ha permesso agli agenti di sicurezza di commettere violazioni dei diritti umani con piena impunità. È tempo che questa impunità finisca.




(1) Killings and violence by police: How many more victims? Amnesty International, aprile 2001, disponibile sul sito www.amnesty.org.
(2) Vedi anche Jamaica: Police Killings: Appeals against impunity, Amnesty International, agosto 2001, disponibile sul sito www.amnesty.org.

(28) Report del Relatore Speciale sulle esecuzioni extragiudiziarie, sommarie o arbitrarie, 25 Gennaio 2002, Rif. E/CN.4/2000/3
(29) Molti di questi problemi sono rilevanti nel sistema giudiziario in genere e danneggiano la fiducia pubblica che i criminali comuni siano condannati. La lentezza del sistema porta inoltre al fatto che molti presunti criminali soffrano di detenzioni prolungate senza processo; un abuso di un diritto riconosciuto a livello internazionale, quello di avere un processo immediato.
(30) Vedi per esempio “Constables on the run” Jamaica Gleaner, 18 Settembre 2000.
(31) Fonte: “Cops set for battle”, Sunday Gleaner, 1 Dicembre 2002, annunciava un aumento di 100 uomini dell’Unità Speciale Anticrimine.
(32) Amnesty International ha ripetutamente chiesto al Governo Jamaicano di procurare dettagli sui processi e sulle condanne di agenti di polizia accusati di aver violato diritti umani. Fino ad oggi, nessuna delle richieste è stata soddisfatta.



  • Il dossier su Braeton di Amnesty International tradotto in italiano (Introduzione e Conclusioni)
    'Jamaica: L'uccisione dei Sette di Braeton - Un sistema giudiziario sotto processo'

    (File formato .pdf - Italiano - dimensione 115 Kb)
  • Il dossier su Braeton di Amnesty International
    'Jamaica , the killing of the Braeton Seven - a justice system on trial'

    (File formato .pdf - Inglese - dimensione 444 Kb)
  • Il caso Braeton: background storico

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